Oggi è la Giornata mondiale dell’ozono: dal Protocollo di Montreal una lezione concreta per il clima
Oggi è la Giornata mondiale dell’ozono: dal Protocollo di Montreal una lezione concreta per il clima
di Renzo Samaritani Schneider e Massimiliano Deliso
Oggi, 16 settembre, il mondo celebra la Giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono. Non è una ricorrenza simbolica come tante: è il promemoria di una delle rare storie ambientali in cui la comunità internazionale può dire di avere ottenuto risultati reali, misurabili e globali.
Il tema scelto dalle Nazioni Unite per il 2026 è “Global action for a cooler planet”, azione globale per un pianeta più fresco. Quest’anno la ricorrenza assume un significato particolare perché cade nel decimo anniversario dell’Emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal, adottato nel 2016 per ridurre progressivamente gli idrofluorocarburi, gli HFC, potenti gas serra utilizzati soprattutto nei sistemi di refrigerazione e condizionamento.
Il messaggio è semplice: proteggere l’ozono e raffreddare il pianeta non sono due battaglie separate.
Una storia ambientale che ha funzionatoIl 16 settembre ricorda la firma, nel 1987, del Protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono lo strato di ozono. Quel trattato ha progressivamente eliminato quasi tutte le principali sostanze responsabili del deterioramento dell’ozono stratosferico, tra cui i clorofluorocarburi, i famosi CFC.
Lo strato di ozono, presente nella stratosfera, svolge una funzione essenziale: assorbe gran parte della radiazione ultravioletta più dannosa proveniente dal Sole. La sua riduzione aveva fatto crescere negli anni Ottanta una forte preoccupazione per i rischi sulla salute umana, sugli ecosistemi e sull’agricoltura.
La risposta internazionale, questa volta, arrivò.
Il Protocollo di Montreal è diventato uno dei trattati ambientali più partecipati al mondo. La progressiva messa al bando delle sostanze dannose ha permesso di invertire la tendenza.
Secondo le valutazioni scientifiche internazionali disponibili, mantenendo le politiche attuali lo strato di ozono potrebbe tornare ai livelli del 1980 intorno al 2040 nella maggior parte del pianeta, intorno al 2045 nell’Artico e intorno al 2066 sopra l’Antartide.
Non significa che il problema sia risolto una volta per tutte. Significa però che una politica globale basata su scienza, accordi internazionali, controlli e cooperazione può funzionare.
Il nuovo fronte è il raffreddamentoL’Emendamento di Kigali ha esteso questa storia di cooperazione a un problema diverso ma collegato: gli HFC.
Gli idrofluorocarburi non distruggono direttamente l’ozono come i vecchi CFC, ma molti di essi hanno un potenziale di riscaldamento globale molto elevato. Sono stati usati per anni nei condizionatori, nei frigoriferi e in numerosi sistemi di refrigerazione proprio come alternative alle sostanze che danneggiavano l’ozono.
Qui nasce uno dei paradossi della transizione ambientale: risolto un problema, può emergere un nuovo impatto inatteso.
L’Emendamento di Kigali serve a ridurre progressivamente l’uso degli HFC e a favorire tecnologie di raffreddamento più efficienti e meno dannose per il clima.
Secondo l’UNEP, la piena attuazione dell’Emendamento potrebbe evitare fino a circa mezzo grado di riscaldamento globale entro la fine del secolo. Se alla riduzione degli HFC si accompagna un forte miglioramento dell’efficienza energetica dei sistemi di raffreddamento, il beneficio climatico può essere ancora maggiore.
Raffreddare sarà sempre più necessarioIl tema del 2026 non è casuale.
Con l’aumento delle temperature e delle ondate di calore, l’accesso al raffreddamento diventa sempre più importante per la salute, per la conservazione degli alimenti, per i farmaci, per il lavoro e per la sicurezza delle persone più fragili.
La vera sfida, quindi, non è dire semplicemente “meno condizionatori”. È rendere il raffreddamento più efficiente, accessibile e sostenibile.
Questo significa progettare edifici che richiedano meno energia, migliorare l’isolamento, usare ombreggiamento e ventilazione naturale quando possibile, installare apparecchi ad alta efficienza, scegliere refrigeranti a basso impatto climatico e garantire una corretta manutenzione degli impianti.
Una perdita di refrigerante da un sistema mal gestito non è soltanto un guasto tecnico. Può diventare anche un problema ambientale.
Una lezione per la politica ambientaleLa storia dell’ozono contiene una lezione che oggi vale molto più dello strato di atmosfera che protegge dai raggi ultravioletti.
Quando la scienza individua un problema, la politica può scegliere di ignorarlo, rimandarlo oppure organizzare una risposta collettiva.
Nel caso dell’ozono, la risposta è arrivata attraverso un trattato internazionale, regole comuni, fondi per aiutare i Paesi in via di sviluppo, innovazione industriale, controlli e aggiornamenti periodici degli obiettivi.
È un modello che dovrebbe far riflettere anche davanti alla crisi climatica.
Il successo del Protocollo di Montreal dimostra che non è vero che gli accordi internazionali siano inevitabilmente inutili. Possono essere lenti, imperfetti e difficili da negoziare, ma quando gli obiettivi sono chiari e verificabili possono cambiare davvero il comportamento di industrie e governi.
Anche le scelte quotidiane contano, ma senza scaricare tutto sui cittadiniSul piano individuale possiamo contribuire scegliendo apparecchi efficienti, evitando sprechi, regolando con buon senso la temperatura degli ambienti e facendo controllare periodicamente gli impianti.
Ma sarebbe un errore trasformare anche questa questione in una somma di piccoli sensi di colpa personali.
La parte decisiva dipende da norme industriali, ricerca, reti elettriche più pulite, standard energetici, gestione dei refrigeranti e politiche pubbliche.
Il cittadino può fare la sua parte. Governi e imprese devono fare la loro.
Un successo da proteggereLa Giornata mondiale dell’ozono non dovrebbe essere celebrata soltanto come il ricordo di un problema ambientale del passato.
È piuttosto la dimostrazione che un danno globale può essere rallentato e, nel tempo, corretto.
Il recupero dello strato di ozono richiederà ancora decenni. Nel frattempo, l’aumento delle temperature rende il raffreddamento una necessità crescente per miliardi di persone.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi doppia: continuare a proteggere l’ozono e rendere il raffreddamento compatibile con il clima.
Forse è proprio questa la parte più importante del messaggio del 16 settembre: i problemi ambientali non sono inevitabili. Ma neppure le soluzioni lo sono. Funzionano soltanto quando vengono costruite, finanziate, controllate e mantenute nel tempo.
Fonti principali:
UNEP OzonAction — World Ozone Day 2026: https://www.unep.org/ozonaction/news/news/world-ozone-day-16-september-2026
Ozone Secretariat — World Ozone Day 2026: https://ozone.unep.org/ozone-day/global-action-cooler-planet
WMO — aggiornamenti sul recupero dello strato di ozono: https://wmo.int/media/news/small-and-short-lived-2025-ozone-hole-confirms-long-term-recovery-trend
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