Bari trasforma piazza Umberto in un laboratorio a cielo aperto: 80 stand per la Notte europea della ricerca

Bari trasforma piazza Umberto in un laboratorio a cielo aperto: 80 stand per la Notte europea della ricerca

di Nadidja

Domani, 25 settembre 2026, Bari tornerà a trasformare piazza Umberto I in un grande laboratorio a cielo aperto per la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori, l’iniziativa che porta la scienza fuori dai laboratori e la mette direttamente in contatto con cittadini, famiglie e studenti.

Nel capoluogo pugliese sono previsti circa 80 stand, con esperimenti, dimostrazioni, laboratori e attività divulgative curate da università ed enti di ricerca. L’apertura è prevista dalle 9:00 alle 14:00 e poi dalle 16:00 alle 22:00, con una particolare attenzione alle scuole durante la mattinata.

La ricerca scende in piazza

La forza della Notte europea della ricerca è proprio nella sua semplicità: per qualche ora ricercatrici e ricercatori escono dai luoghi nei quali lavorano quotidianamente e incontrano direttamente il pubblico.

Un microscopio, un campione ambientale, un piccolo robot o un esperimento di fisica possono diventare il punto di partenza per raccontare anni di studio in modo comprensibile.

Non si tratta di semplificare la scienza fino a svuotarla, ma di costruire un ponte tra linguaggio specialistico e curiosità quotidiana.

Ottanta occasioni per fare domande

Gli stand baresi attraverseranno discipline differenti. L’obiettivo è mostrare non soltanto i risultati della ricerca, ma anche come nasce una domanda scientifica, come viene costruito un esperimento e perché il dubbio e la verifica siano parti essenziali del metodo.

È un aspetto particolarmente importante in un’epoca nella quale informazioni scientifiche, mezze verità e contenuti privi di fondamento circolano spesso nello stesso flusso digitale.

Incontrare chi fa ricerca permette di scoprire che la scienza non è un catalogo di certezze immutabili. È un processo nel quale ipotesi, dati, errori, verifiche e nuove domande convivono continuamente.

Le scuole al centro della mattinata

La fascia mattutina sarà particolarmente dedicata agli studenti.

Portare ragazze e ragazzi davanti a un esperimento reale può avere un valore che va oltre la singola nozione appresa. Significa mostrare che dietro parole come biologia, fisica, chimica, ingegneria, agronomia o scienze ambientali esistono persone, strumenti e professioni concrete.

E significa anche rendere visibile la varietà di chi lavora nella ricerca, contribuendo a superare stereotipi ancora presenti sulle discipline scientifiche e sulle persone che possono intraprendere queste carriere.

Un progetto europeo, una piazza pugliese

La European Researchers’ Night è promossa nell’ambito delle iniziative europee dedicate alla ricerca e si svolge contemporaneamente in numerose città.

A Bari la manifestazione mette in rete importanti realtà universitarie e scientifiche del territorio e nazionali. La presenza congiunta di più enti permette al pubblico di attraversare ambiti molto diversi senza lasciare la piazza.

È proprio questa dimensione collettiva a rendere l’appuntamento interessante: la ricerca contemporanea raramente procede dentro confini rigidi. Ambiente, salute, alimentazione, energia, tecnologia e società sono sempre più spesso temi collegati.

Dal cambiamento climatico alla tecnologia

Molti dei grandi problemi contemporanei richiedono infatti competenze provenienti da discipline differenti.

Pensiamo alla crisi climatica: comprenderla richiede meteorologia, fisica, biologia, scienze della Terra, agronomia, economia e studio dei comportamenti sociali.

Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale, la salute pubblica, la sicurezza alimentare o la transizione energetica.

Una manifestazione che riunisce tante discipline nello stesso spazio può quindi mostrare al pubblico qualcosa che nei programmi scolastici non sempre appare evidente: la conoscenza funziona sempre più come una rete.

La scienza ha bisogno anche di fiducia

Divulgare non significa soltanto spiegare risultati.

Il rapporto tra ricerca e società dipende anche dalla fiducia. E la fiducia scientifica non dovrebbe nascere da un atto di fede verso chi indossa un camice, ma dalla possibilità di comprendere almeno i principi attraverso i quali una conoscenza viene costruita e controllata.

Fare domande, chiedere quali siano le fonti, capire quali siano i limiti di uno studio e distinguere una prova da un’opinione sono competenze utili ben oltre il mondo accademico.

Per questo una giornata in piazza può avere anche un piccolo valore civico.

La curiosità come punto di partenza

Non tutti i bambini che domani guarderanno dentro un microscopio diventeranno scienziati. E non è questo lo scopo.

Qualcuno scoprirà forse una vocazione; qualcun altro semplicemente capirà meglio un fenomeno naturale o tecnologico. Ma tutti potranno sperimentare una cosa preziosa: la possibilità di chiedere “perché?” senza sentirsi fuori posto.

È probabilmente questa una delle immagini più belle della Notte europea della ricerca: una piazza nella quale la domanda non è un segno di ignoranza, ma l’inizio della conoscenza.

Domani a Bari, per un’intera giornata, quella piazza sarà piazza Umberto.

Fonti
  • Consiglio Nazionale delle Ricerche — iniziative per la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori 2026
  • ANSA Puglia — programma dell’edizione barese del 25 settembre 2026
  • CREA — partecipazione alla Notte Europea dei Ricercatori
  • CIHEAM Bari — attività per l’edizione 2026
  • ENEA — European Researchers’ Night 2026
  • European Research Council — European Researchers’ Night

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