22 settembre, città senza auto: la mobilità sostenibile diventa un diritto per tutte le generazioni

22 settembre, città senza auto: la mobilità sostenibile diventa un diritto per tutte le generazioni

di Renzo Samaritani Schneider e Massimiliano Deliso

Il 22 settembre chiude ogni anno la Settimana europea della mobilità, la campagna della Commissione europea dedicata a modi più sostenibili, sicuri e accessibili di muoversi nelle città. L’edizione 2026 porta al centro un principio semplice ma tutt’altro che scontato: “Mobility for Everyone”, mobilità per tutti.

Non si tratta soltanto di scegliere tra automobile, bicicletta, autobus o tram. Parlare di mobilità per tutti significa chiedersi se una città possa essere attraversata con la stessa dignità da una persona anziana, da chi utilizza una sedia a rotelle, da un bambino, da chi non possiede un’automobile, da chi vive lontano dal centro o da chi dispone di un reddito limitato.

Una città accessibile non comincia dall’automobile

Per decenni una parte consistente dello spazio urbano europeo è stata progettata attorno all’auto privata. Oggi il dibattito sulla mobilità sostenibile prova ad allargare la prospettiva.

Marciapiedi realmente percorribili, attraversamenti sicuri, trasporto pubblico accessibile, piste ciclabili protette e collegamenti efficienti fra quartieri non sono semplicemente interventi ambientali: sono infrastrutture che incidono sulla possibilità concreta di partecipare alla vita sociale.

La Commissione europea, presentando il tema 2026, collega infatti la mobilità inclusiva anche alla giustizia intergenerazionale. Le scelte compiute oggi su trasporti, qualità dell’aria, consumo di spazio ed emissioni produrranno conseguenze che riguarderanno soprattutto chi abiterà le città nei prossimi decenni.

Il 22 settembre e la giornata senza auto

Il momento conclusivo della Settimana europea della mobilità coincide tradizionalmente con il Car-Free Day, la giornata nella quale molte città sperimentano temporaneamente strade chiuse o fortemente limitate al traffico automobilistico.

Il valore dell’iniziativa non sta nell’immaginare città improvvisamente prive di automobili. Una giornata senza auto funziona piuttosto come un piccolo laboratorio urbano: permette di vedere che cosa accade quando una porzione di spazio normalmente occupata dal traffico viene restituita, anche soltanto per qualche ora, a pedoni, biciclette, bambini e vita di quartiere.

Non tutte le persone, naturalmente, possono rinunciare all’automobile nello stesso modo. Disabilità, lavoro, distanza dai servizi, trasporto pubblico insufficiente e caratteristiche territoriali possono rendere l’auto indispensabile. È proprio per questo che la transizione non può ridursi a un divieto: richiede alternative realistiche e accessibili.

Ambiente, ma anche salute e autonomia

Ridurre la dipendenza dall’automobile privata può contribuire alla diminuzione delle emissioni e dell’inquinamento atmosferico, ma la qualità della mobilità incide anche su rumore, sicurezza stradale e possibilità di svolgere attività fisica quotidiana.

Camminare o pedalare, quando le condizioni personali e urbane lo permettono, può diventare parte naturale della giornata. Un buon trasporto pubblico, allo stesso tempo, restituisce autonomia a chi non guida o non può guidare.

La sostenibilità, quindi, funziona davvero quando non chiede a tutti lo stesso comportamento, ma offre più possibilità di scelta.

Il problema delle periferie e dei piccoli centri

La discussione europea sulla mobilità rischia talvolta di essere raccontata attraverso l’immagine delle grandi città dotate di metropolitane, tram frequenti e reti ciclabili estese.

La realtà è molto più varia.

Nei piccoli centri, nelle periferie e nelle aree meno densamente popolate, lasciare l’automobile può essere difficile proprio perché mancano alternative. Qui la mobilità sostenibile passa anche da autobus affidabili, collegamenti ferroviari, servizi a chiamata, percorsi pedonali sicuri e soluzioni costruite sulle esigenze reali del territorio.

Una politica ambientale credibile non dovrebbe trasformare la sostenibilità in un privilegio di chi vive nel quartiere giusto.

Anche lo spazio è una risorsa ambientale

C’è infine una questione meno evidente: quanto spazio vogliamo dedicare agli spostamenti e quanto alla vita?

Una strada può contenere carreggiate, parcheggi, alberi, marciapiedi, panchine, piste ciclabili, dehors e luoghi d’incontro. Ogni scelta modifica il modo in cui le persone vivono quello spazio.

La mobilità sostenibile non consiste dunque soltanto nel sostituire un motore con un altro. Significa progettare città nelle quali muoversi non diventi un ostacolo alla socialità, all’autonomia e alla qualità dell’ambiente.

La Settimana europea della mobilità termina oggi. La domanda che lascia aperta, però, riguarda tutti gli altri giorni dell’anno: quanto è facile muoversi nella nostra città se proviamo a farlo nei panni di qualcuno diverso da noi?

È forse da questa domanda, più che da qualsiasi slogan, che può cominciare una mobilità davvero per tutti.

Fonti: Commissione europea / European Mobility Week; European Commission – Mobility and Transport.

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