Giornata mondiale dei farmacisti 2026: dalla dispensazione alla cura di prossimità, una professione che cambia

Giornata mondiale dei farmacisti 2026: dalla dispensazione alla cura di prossimità, una professione che cambia

di Nadidja

Oggi, 25 settembre 2026, si celebra la Giornata mondiale dei farmacisti, promossa dalla International Pharmaceutical Federation (FIP). Il tema scelto per il 2026 è “Empowering pharmacists for healthier futures”: rafforzare il ruolo dei farmacisti per costruire futuri più sani.

È un messaggio che fotografa bene una professione in trasformazione. La farmacia continua naturalmente a essere il luogo nel quale vengono dispensati medicinali e offerti consigli sul loro corretto utilizzo, ma sempre più spesso rappresenta anche un presidio sanitario di prossimità: un punto facilmente accessibile nel quale prevenzione, orientamento e accompagnamento delle persone possono incontrarsi.

Una presenza quotidiana sul territorio

La caratteristica forse più evidente della farmacia è la sua vicinanza. Nelle grandi città come nei piccoli centri, il farmacista è spesso uno dei professionisti sanitari con cui è più semplice avere un primo contatto.

Questo non significa sostituire il medico, né confondere ruoli e competenze. Significa piuttosto valorizzare una rete territoriale che può contribuire a intercettare bisogni, favorire comportamenti corretti e indirizzare la persona verso il professionista o il servizio sanitario più appropriato quando necessario.

La farmacia di comunità diventa così uno dei punti nei quali il sistema sanitario può avvicinarsi alla vita quotidiana.

Il problema dell’aderenza alle terapie

Una delle questioni più delicate riguarda l’aderenza terapeutica, cioè la capacità di seguire correttamente una terapia prescritta.

Per chi deve assumere più medicinali durante la giornata — una situazione frequente soprattutto nelle persone anziane o con patologie croniche — ricordare dosaggi e orari può diventare complesso.

Nel 2026 il Ministero della Salute ha pubblicato indicazioni nazionali dedicate al riconfezionamento personalizzato dei medicinali, una pratica che può organizzare le singole dosi secondo giorni e momenti di assunzione, nel rispetto di specifici requisiti professionali e di sicurezza.

Non è una semplice questione di comodità. Ridurre errori, dimenticanze o confusioni può contribuire a un uso più sicuro dei farmaci.

Naturalmente qualsiasi modifica della terapia resta competenza dei professionisti sanitari autorizzati: il confezionamento personalizzato non cambia prescrizioni o dosaggi, ma può aiutare a organizzare quanto è già stato prescritto.

La farmacia dei servizi

Negli ultimi anni in Italia si è parlato molto di farmacia dei servizi.

Il concetto indica l’ampliamento delle attività che possono essere offerte in farmacia secondo la normativa vigente: servizi di prevenzione, alcune prestazioni di telemedicina, screening e altre attività sanitarie che affiancano la tradizionale dispensazione del farmaco.

Il principio è quello della prossimità: utilizzare una rete già presente sul territorio per rendere alcuni servizi più facilmente raggiungibili.

È però importante mantenere chiarezza. Non tutte le farmacie offrono gli stessi servizi, le possibilità possono dipendere dalle disposizioni regionali e nazionali e ogni prestazione deve rispettare competenze, procedure e standard previsti.

Informazione contro la disinformazione

C’è poi un compito meno visibile ma sempre più importante: aiutare le persone a orientarsi fra informazioni sanitarie affidabili e contenuti fuorvianti.

Internet ha reso accessibile una quantità enorme di informazioni sulla salute, ma non tutte hanno lo stesso valore. Rimedi miracolosi, interpretazioni scorrette degli effetti collaterali, interazioni ignorate e consigli privi di basi scientifiche possono creare rischi reali.

Il farmacista può rappresentare un punto di verifica immediato, soprattutto quando la domanda riguarda il corretto uso di un medicinale, le modalità di conservazione o la necessità di rivolgersi al medico.

La tecnologia entra in farmacia

Digitalizzazione e telemedicina stanno modificando anche questo settore.

Strumenti informatici possono facilitare la gestione delle terapie, la tracciabilità, alcuni servizi diagnostici e il collegamento con altre componenti del sistema sanitario.

Ma la tecnologia funziona davvero quando non elimina la relazione umana.

Una persona anziana che non comprende una prescrizione, un caregiver che deve organizzare diversi medicinali o qualcuno che teme un possibile effetto indesiderato non ha bisogno soltanto di un’interfaccia digitale: ha bisogno di informazioni comprensibili e della possibilità di fare domande.

Una professione sanitaria, non semplicemente commerciale

La presenza di prodotti sugli scaffali può talvolta far dimenticare che il farmacista è prima di tutto un professionista sanitario.

Il suo ruolo richiede formazione universitaria, aggiornamento continuo e responsabilità. Proprio per questo la Giornata mondiale dei farmacisti invita a guardare oltre l’immagine della farmacia come semplice negozio.

La sfida è mantenere insieme accessibilità e rigore: essere vicini alle persone senza oltrepassare le competenze professionali, offrire servizi senza trasformare la salute in consumo, utilizzare le nuove tecnologie senza perdere la dimensione della relazione.

Un futuro più sano passa anche dalla prossimità

“Empowering pharmacists for healthier futures” non significa attribuire ai farmacisti il compito di risolvere da soli i problemi della sanità.

Significa riconoscere che un sistema sanitario funziona meglio quando le sue diverse professionalità collaborano.

Medici, infermieri, farmacisti, specialisti, servizi territoriali e strutture ospedaliere hanno funzioni differenti, ma condividono un obiettivo: fare in modo che la persona non venga lasciata sola fra una prescrizione, una terapia e una domanda sulla propria salute.

E in questa rete, la porta illuminata di una farmacia a pochi passi da casa continua ad avere un valore molto concreto.

Fonti

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